Auguri a tutti gli amici del Gabbiano R/C! Oggi sono andato a fare un po' di allenamento al lancio a disco con l'amico Davide, e abbiamo scoperto che i miei lanci sono penalizzati, oltre che dalla poca energia che metto nella rotazione, dal fatto che il mio Ice Fire fa dei vistosi "scodamenti". Davide ha diagnosticato il problema in una mancanza di rigidità della cerniera del timone di direzione: in effetti si tratta di circa 4 mm di fibra "molle" e parzialmente delaminata dal depron sottostante, per cui anche se il servo è bloccato la parte mobile ha ampia libertà di movimento.
Nel pomeriggio ho laminato, trasversalmente alla cerniera, alcune strisce di roving di carbonio: a polimerizzazione completata taglierò le strisce di carbonio nel mezzo, e spero che questo mi darà una cerniera adeguatamente "unidimensionale". Già che c'ero ho fatto lo stesso lavoro sulla cerniera dell'elevatore, e ne ho anche irrigidito le estremità che si sono prese anche troppi colpi nel passato.
domenica, aprile 08, 2007
giovedì, aprile 05, 2007
Aerodinamica per la nuova stagione
Capita nella vita che un fatto singolo produca un improvviso lampo di comprensione di ciò che già sta sotto i nostri occhi. Nel teatro lo chiamano "agnizione". A me è capitato alla fine dello scorso mese di dicembre, quando uscì su "R/C Soaring Digest" un articolo che descriveva uno studio teorico dell'ottimizzazione dell'Ellipse 4 nei diversi task della categoria F3B. Grazie ad un semplice modello matematico, l'autore John Skinner studiava l'andamento della velocità di discesa e del rapporto di planata al variare della velocità all'aria del modello e della curvatura imposta dai flap al profilo alare, trovando le deflessioni dei flap ottimali per ciascun tipo di task e per la fase di traino.
Già durante la lettura dell'articolo sono stato intrigato dall'idea di applicare lo stesso metodo al mio Stork; proprio in quel periodo mi stavo infatti cimentando con il compito di determinare, per via empirica e grazie al LoLo, la curvatura necessaria a migliorare la salita sotto traino del mio modello. Man mano che andavo avanti nella lettura mi rendevo conto di come un veleggiatore multi-task potesse e dovesse essere regolato in modi diversi a seconda di quello che si vuole ottenere, e di come questo valesse anche per la formula F3J che, pur prevedendo un solo task, richiede ugualmente di volare con diversi assetti a seconda che si sia sotto traino, alla ricerca di una termica, oppure in termica. E mi rendevo conto (ecco l'agnizione) di come si trattasse della sistematizzazione di cose che già sapevo, ma che fino a quel momento erano rimaste nozioni slegate.
Nel giro di una sera ed una mattinata di ferie avevo già tradotto il metodo di calcolo di Skinner in un foglio di calcolo applicato alle misure e caratteristiche dello Stork II Pro. Usando XFoil come galleria del vento virtuale per trovare il Cd del profilo corrispondente a diversi Cl di lavoro necessari per tenere in volo il modello a diverse velocità (e quindi Re), ho calcolato ed aggiunto il contributo della resistenza indotta e di quella parassita, e sono arrivato a costruire la
"polare di velocità" del modello, vale a dire la curva che esprime il rapporto tra velocità di avanzamento nell'aria e velocità di discesa, o per meglio dire una famiglia di curve corrispondenti a diverse curvature del prodotte imposte dai flap.
Questo primo risultato mi ha fornito gli elementi per un primo passo nella comprensione delle caratteristiche di volo dello Stork. Per cominciare, ho visto che anche per il modello (come in un aliante vero) la polare di velocità ha una forma a campana, con una velocità di discesa minima corrispondente ad una certa velocità all'aria: ogni velocità al'aria superiore o inferiore a questa produce un (indesiderabile) aumento della velocità di discesa. Inoltre, ho capito che l'uso dei flap non produce di per sé stesso una grande differenza nella velocità di discesa, ma sposta in senso orizzontalea la polare permettendo di raggiungere la minima discesa volando più o meno veloci. Infine, ho osservato che all'aumentare della curvatura data dai flap corrisponde anche un "restringimento" della curva polare, tale per cui uno scostamento dalla velocità all'aria ottimale produce subito un notevole aumento della velocità di caduta.
Dopo queste osservazioni, mi si è ovviamente presentato il problema di come applicare queste conclusioni al modello per ottimizzarne il comportamento. Tenendo presente non disponevo (né dispongo) di un sensore imbarcato per la velocità all'aria, ma solo di un logger di altitudine, ho deciso di concentrarmi prima sulle ottimizzazioni che meno dipendevano dalla corretta velocità all'aria. Ho così subito bandito l'uso eccessivo dei flap che ero solito fare (circa 5 gradi in positivo durante la fase di termica), perché avrebbe ristretto a tal punto la polare da rendere molto critico il mantenimento della giusta velocità all'aria. Ho preferito costruire una fase di volo da termica con soli 2° in positivo lungo tutto il bordo di uscita (solo 2 mm e mezzo alla radice!) che mi avrebbe permesso un tasso di caduta minimo teorico di poco inferiore a 30 cm/s a una velocità adeguatamente bassa (circa 8 m/s).
Lo studio delle polari di velocità mi ha permesso anche di individuare che per una fase di volo "normale", mirata al conseguimento del migliore rapporto di planata, l'ideale è mantenere il profilo a zero e cercare di volare a non più di 10 m/s. Se è necessario volare più veloci (per uscire dalla discendenza o per penetrare nel vento) conviene invece alzare il bordo d'uscita di uno o due gradi, non di più perché oltre non c'è più alcun guadagno.
Ho fatto il primo volo con queste regolazioni nei primi giorni del mese di gennaio, e grazie a un aiutante ho misurato sia la velocità orizzontale (al suolo, ma non c'era vento apprezzabile) sia quella di caduta nella fase "da termica". Entrambe le componenti sono risultate superiori alle attese: il modello volava troppo veloce e di conseguenza in una parte di polare non favorevole. Mmmmmmh....
Già durante la lettura dell'articolo sono stato intrigato dall'idea di applicare lo stesso metodo al mio Stork; proprio in quel periodo mi stavo infatti cimentando con il compito di determinare, per via empirica e grazie al LoLo, la curvatura necessaria a migliorare la salita sotto traino del mio modello. Man mano che andavo avanti nella lettura mi rendevo conto di come un veleggiatore multi-task potesse e dovesse essere regolato in modi diversi a seconda di quello che si vuole ottenere, e di come questo valesse anche per la formula F3J che, pur prevedendo un solo task, richiede ugualmente di volare con diversi assetti a seconda che si sia sotto traino, alla ricerca di una termica, oppure in termica. E mi rendevo conto (ecco l'agnizione) di come si trattasse della sistematizzazione di cose che già sapevo, ma che fino a quel momento erano rimaste nozioni slegate.
Nel giro di una sera ed una mattinata di ferie avevo già tradotto il metodo di calcolo di Skinner in un foglio di calcolo applicato alle misure e caratteristiche dello Stork II Pro. Usando XFoil come galleria del vento virtuale per trovare il Cd del profilo corrispondente a diversi Cl di lavoro necessari per tenere in volo il modello a diverse velocità (e quindi Re), ho calcolato ed aggiunto il contributo della resistenza indotta e di quella parassita, e sono arrivato a costruire la
"polare di velocità" del modello, vale a dire la curva che esprime il rapporto tra velocità di avanzamento nell'aria e velocità di discesa, o per meglio dire una famiglia di curve corrispondenti a diverse curvature del prodotte imposte dai flap.Questo primo risultato mi ha fornito gli elementi per un primo passo nella comprensione delle caratteristiche di volo dello Stork. Per cominciare, ho visto che anche per il modello (come in un aliante vero) la polare di velocità ha una forma a campana, con una velocità di discesa minima corrispondente ad una certa velocità all'aria: ogni velocità al'aria superiore o inferiore a questa produce un (indesiderabile) aumento della velocità di discesa. Inoltre, ho capito che l'uso dei flap non produce di per sé stesso una grande differenza nella velocità di discesa, ma sposta in senso orizzontalea la polare permettendo di raggiungere la minima discesa volando più o meno veloci. Infine, ho osservato che all'aumentare della curvatura data dai flap corrisponde anche un "restringimento" della curva polare, tale per cui uno scostamento dalla velocità all'aria ottimale produce subito un notevole aumento della velocità di caduta.
Dopo queste osservazioni, mi si è ovviamente presentato il problema di come applicare queste conclusioni al modello per ottimizzarne il comportamento. Tenendo presente non disponevo (né dispongo) di un sensore imbarcato per la velocità all'aria, ma solo di un logger di altitudine, ho deciso di concentrarmi prima sulle ottimizzazioni che meno dipendevano dalla corretta velocità all'aria. Ho così subito bandito l'uso eccessivo dei flap che ero solito fare (circa 5 gradi in positivo durante la fase di termica), perché avrebbe ristretto a tal punto la polare da rendere molto critico il mantenimento della giusta velocità all'aria. Ho preferito costruire una fase di volo da termica con soli 2° in positivo lungo tutto il bordo di uscita (solo 2 mm e mezzo alla radice!) che mi avrebbe permesso un tasso di caduta minimo teorico di poco inferiore a 30 cm/s a una velocità adeguatamente bassa (circa 8 m/s).
Lo studio delle polari di velocità mi ha permesso anche di individuare che per una fase di volo "normale", mirata al conseguimento del migliore rapporto di planata, l'ideale è mantenere il profilo a zero e cercare di volare a non più di 10 m/s. Se è necessario volare più veloci (per uscire dalla discendenza o per penetrare nel vento) conviene invece alzare il bordo d'uscita di uno o due gradi, non di più perché oltre non c'è più alcun guadagno.
Ho fatto il primo volo con queste regolazioni nei primi giorni del mese di gennaio, e grazie a un aiutante ho misurato sia la velocità orizzontale (al suolo, ma non c'era vento apprezzabile) sia quella di caduta nella fase "da termica". Entrambe le componenti sono risultate superiori alle attese: il modello volava troppo veloce e di conseguenza in una parte di polare non favorevole. Mmmmmmh....
domenica, aprile 01, 2007
Termiche che non ti aspetti
Ieri, giornata grigia, sono andato al campo di volo di Asti per fare qualche prova di messa a punto dello Stork. Sto seguendo la "routine di Agnew" per determinare il trim di minima discesa, sabato scorso al mattino presto ho
fatto una prima sessione di prova con il CG a 117 mm dal bordo d'entrata alla radice, poi ho tolto 10g dal naso arretrando fino a 120 mm e devo ri-cercare il trim per questo nuovo centraggio. Ieri mattina avevo altri impegni e non ho potuto fare la levataccia per cercare l'aria calma del mattino, ma con la copertura grigia uniforme che c'era mi sembrava che anche il pomeriggio potesse essere adatto ai miei test. Invece, sono riuscito a fare solo due prove significative, con trim evidentemente troppo a cabrare, perché poi la copertura nuvolosa si è spezzata in tanti cumuletti e per il resto dei voli del pomeriggio sono stato, per così dire, "disturbato" da termiche potenti e larghe che mi hanno regalato una bellissima e inaspettata sessione di volo e divertimento.
fatto una prima sessione di prova con il CG a 117 mm dal bordo d'entrata alla radice, poi ho tolto 10g dal naso arretrando fino a 120 mm e devo ri-cercare il trim per questo nuovo centraggio. Ieri mattina avevo altri impegni e non ho potuto fare la levataccia per cercare l'aria calma del mattino, ma con la copertura grigia uniforme che c'era mi sembrava che anche il pomeriggio potesse essere adatto ai miei test. Invece, sono riuscito a fare solo due prove significative, con trim evidentemente troppo a cabrare, perché poi la copertura nuvolosa si è spezzata in tanti cumuletti e per il resto dei voli del pomeriggio sono stato, per così dire, "disturbato" da termiche potenti e larghe che mi hanno regalato una bellissima e inaspettata sessione di volo e divertimento.
martedì, marzo 20, 2007
Auguri Gabbiano!
Se non erro oggi son due anni che questo blog è nato; quanto è scritto qui testimonia la nostra storia. Hai avuto una bella idea Francesco! Auguri Gabbiano! auguri a tutti noi per la nuova stagione!
domenica, marzo 18, 2007
Finale AVOT 2007
Oggi ho preso parte alla finale del campionato AVOT, a Sant'Angelo Lodigiano. Al mattino la giornata si presentava sotto i migliori auspici: calda, soleggiata e con assenza di vento. Una vera fabbrica di termiche per tutto il mattino, tanto che al secondo volo mi sono detto: "questa sarà una gara di atterraggi". Invece, dopo il sesto volo e la pausa-pranzo le condizioni sono mutate in modo radicale, complice un vento freddo nord-occidentale, abbastanza forte, che ha reso molto più difficile trovare le termiche e soprattutto seguirle. Sono riuscito a pagare un dazio molto limitato al ventaccio: nel momento peggiore, in cui i più scendevano dopo quattro minuti,
ho lanciato direttamente in una termica che mi ha portato su a 280 metri alla velocità di circa 1 m/s, agguantando un bellissimo pieno. Al volo successivo non ho avuto la stessa fortuna, ma è risultato essere il mio secondo scarto e quindi... non conta! Alla fine del decimo lancio, Denis ha tirato giù le classifiche. C'è stato qualche intoppo con i fogli di calcolo, ma il risultato finale è che ho agguantato un meraviglioso terzo posto, dietro Fulvio Salvigni (primo) e Max Verardi (secondo). E sono tornato a casa con il trofeo!
ULTIM'ORA: a seguito di un riconteggio, le due prime posizioni si invertono (Verardi vince, Fulvio Salvigni secondo), Marco Salvigni mi subentra al terzo posto e mi fa scivolare in quarta posizione. Il trofeo dovrà essere restituito...
lunedì, marzo 12, 2007
I pendii (Knowledge Base)
(Questo è un post particolare, deve essere letto sotto l'aspetto prettamente tecnico e non politico)
La Liguria è un luogo ricco di pendii e quindi di modellisti di volo a vela che posso dirsi fortunati di vivere in un luogo cosi. Molti pendii, molti modellisti, molti stili. A parte le solite "leggende" del carattere dei liguri ecc. ecc. vorrei focalizzarmi sulla conoscenza dei pendii e della tecnica di volabilità. Tipicamente quando io visito altri pendii innazitutto chiedo la tecnica delle varie fasi di volo poi guardo e se mi aggrada volo e sopratutto mi adatto per quanto possibile alle "usanze" del luogo. Questo l'ho imparato subito e credo faccia parte delle cosidette "conoscenze di base" del bravo aeromodellista. Ci sono pendii che conosco bene ed altri meno e su tutti "comunque" applico la regola che ho sopra citato. Ovviamente, come tanti modellisti ho il mio pendio preferito e -ancor di più in questo caso, peccando un po' di immodestia- debbo dire che ho sempre considerato affettivamente "mio" il pendio dove attualmente volo insieme ad altri amici, per una serie di lunghe ragioni che non sto qui ad elencare. Alcuni mi hanno dato ragione, altri no; ma questo non è importante. Il pendio del Bric Geremia offre la possibilità di volare con ampie angoli di vento ovvero in pratica è possibile volare con tutti i venti che tipicamente soffiano in Liguria (Scirocco, Mezzogiorno, Libeccio, Tramontana e Grecalino quando c'è). Offrendo tanti venti, di conseguenza gli atterraggi sono diversificati: alcuni più complessi altri estremamente semplici. Io negli anni, ovvero con l'esperienza, ho delineato due tecniche di atterraggio: una per i venti settentrionali e l'altra per i venti meridionali. Per quanto riguarda i venti meridionali il punto di lancio e quello di atterraggio vengono normalmente riconosciuti in modo univoco da tutti; diverso il discorso per i venti settentrionali dove un esiguo numero di modellisti insiste in una locazione differente da quella "standard". Pur rispettando le loro idee non le condivido (e non solo io) e vi spiego il perchè. Innanzitutto lanciano in un punto più basso, ed è già un controsenso poiché a pochi metri c'è la possibilità di lanciare da un punto più elevato (ricordate l'equazione quota=sicurezza?); inoltre il punto di lancio più alto offre una visione completa di tutta l'area volabile. Peggio ancora è la situazione dell'atterraggio in quanto molti pilotano posizionati nel sentiero di avvicinamento; considerando anche i modelli sparsi a terra, l'atterraggio diventa complesso. Inoltre più di una volta è stato detto "guardate che siete sulla zona di atterraggio" ma purtroppo le aspettative sono state disattese. La mia proposta: io inviterei almeno a provare una volta la nostra modalità e magari a discuterne insieme a noi pro e contro, poi si vedrà.
La Liguria è un luogo ricco di pendii e quindi di modellisti di volo a vela che posso dirsi fortunati di vivere in un luogo cosi. Molti pendii, molti modellisti, molti stili. A parte le solite "leggende" del carattere dei liguri ecc. ecc. vorrei focalizzarmi sulla conoscenza dei pendii e della tecnica di volabilità. Tipicamente quando io visito altri pendii innazitutto chiedo la tecnica delle varie fasi di volo poi guardo e se mi aggrada volo e sopratutto mi adatto per quanto possibile alle "usanze" del luogo. Questo l'ho imparato subito e credo faccia parte delle cosidette "conoscenze di base" del bravo aeromodellista. Ci sono pendii che conosco bene ed altri meno e su tutti "comunque" applico la regola che ho sopra citato. Ovviamente, come tanti modellisti ho il mio pendio preferito e -ancor di più in questo caso, peccando un po' di immodestia- debbo dire che ho sempre considerato affettivamente "mio" il pendio dove attualmente volo insieme ad altri amici, per una serie di lunghe ragioni che non sto qui ad elencare. Alcuni mi hanno dato ragione, altri no; ma questo non è importante. Il pendio del Bric Geremia offre la possibilità di volare con ampie angoli di vento ovvero in pratica è possibile volare con tutti i venti che tipicamente soffiano in Liguria (Scirocco, Mezzogiorno, Libeccio, Tramontana e Grecalino quando c'è). Offrendo tanti venti, di conseguenza gli atterraggi sono diversificati: alcuni più complessi altri estremamente semplici. Io negli anni, ovvero con l'esperienza, ho delineato due tecniche di atterraggio: una per i venti settentrionali e l'altra per i venti meridionali. Per quanto riguarda i venti meridionali il punto di lancio e quello di atterraggio vengono normalmente riconosciuti in modo univoco da tutti; diverso il discorso per i venti settentrionali dove un esiguo numero di modellisti insiste in una locazione differente da quella "standard". Pur rispettando le loro idee non le condivido (e non solo io) e vi spiego il perchè. Innanzitutto lanciano in un punto più basso, ed è già un controsenso poiché a pochi metri c'è la possibilità di lanciare da un punto più elevato (ricordate l'equazione quota=sicurezza?); inoltre il punto di lancio più alto offre una visione completa di tutta l'area volabile. Peggio ancora è la situazione dell'atterraggio in quanto molti pilotano posizionati nel sentiero di avvicinamento; considerando anche i modelli sparsi a terra, l'atterraggio diventa complesso. Inoltre più di una volta è stato detto "guardate che siete sulla zona di atterraggio" ma purtroppo le aspettative sono state disattese. La mia proposta: io inviterei almeno a provare una volta la nostra modalità e magari a discuterne insieme a noi pro e contro, poi si vedrà.
domenica, marzo 11, 2007
Allenamento col vento
Le previsioni meteorologiche per il week-end davano
venti da nord su tutta l'Italia nord-occidentale, e sono state rispettate alla lettera. Confidando in una tendenza alla diminuzione dell'intensità del vento per domenica, io ho dedicato il sabato al volo in pendio e la domenica all'allenamento in pianura necessario per affrontare bene la finale AVOT in programma per domenica prossima nei pressi di Lodi.
A parte il sabato in pendio al Faiallo, troppo nervoso in ogni senso per essere divertente e su cui lascio che raccontino Doctorwind e Beyondthesky, la domenica in pianura è stata un'ottima giornata di volo, con condizioni giustamente tecniche e a volte difficili ma ricche di soddisfazione.
In compagnia di Carlo, che era già sulla pista dalle 9 del mattino (io no, io sono un dormiglione!), ho
sperimentato prima la resa del mio Stork con il ballast caricato per venti attorno ai 20 km/h, poi ne ho potuto saggiare le grandi qualità di termicatore battendo Carlo alla tradizionale sfida "a chi scende per ultimo", e poi addirittura agganciando una termica che mi ha portato, a quasi 2 m/s, a superare i 300 metri di altezza prima che mi decidessi ad aprire i freni e a picchiare. Insomma, nonostante il vento le termiche c'erano (termiche "blu", senza cumuletti ad annunciarle), e a tratti ho avuto l'impressione che, superata una certa quota, in una stretta fascia sopravento ci fosse addirittura una "onda", proiettata dalla collina del Po, che permetteva di far quota.
D'altra parte, il cielo era pieno di nubi lenticolari (segno dell'onda delle Alpi), che formavano strutture complesse e veri e propri "sentieri"... chi ha volato su un aliante vero, oggi, deve essersi divertito!
venti da nord su tutta l'Italia nord-occidentale, e sono state rispettate alla lettera. Confidando in una tendenza alla diminuzione dell'intensità del vento per domenica, io ho dedicato il sabato al volo in pendio e la domenica all'allenamento in pianura necessario per affrontare bene la finale AVOT in programma per domenica prossima nei pressi di Lodi.A parte il sabato in pendio al Faiallo, troppo nervoso in ogni senso per essere divertente e su cui lascio che raccontino Doctorwind e Beyondthesky, la domenica in pianura è stata un'ottima giornata di volo, con condizioni giustamente tecniche e a volte difficili ma ricche di soddisfazione.
In compagnia di Carlo, che era già sulla pista dalle 9 del mattino (io no, io sono un dormiglione!), ho
sperimentato prima la resa del mio Stork con il ballast caricato per venti attorno ai 20 km/h, poi ne ho potuto saggiare le grandi qualità di termicatore battendo Carlo alla tradizionale sfida "a chi scende per ultimo", e poi addirittura agganciando una termica che mi ha portato, a quasi 2 m/s, a superare i 300 metri di altezza prima che mi decidessi ad aprire i freni e a picchiare. Insomma, nonostante il vento le termiche c'erano (termiche "blu", senza cumuletti ad annunciarle), e a tratti ho avuto l'impressione che, superata una certa quota, in una stretta fascia sopravento ci fosse addirittura una "onda", proiettata dalla collina del Po, che permetteva di far quota. D'altra parte, il cielo era pieno di nubi lenticolari (segno dell'onda delle Alpi), che formavano strutture complesse e veri e propri "sentieri"... chi ha volato su un aliante vero, oggi, deve essersi divertito!
domenica, marzo 04, 2007
Apertura della stagione di pendio 2007
Dopo aver passato la giornata di ieri ad allenarmi sul terreno di Asti, oggi mi sono regalato la già sospirata e più volte rimandata apertura della stagione di volo in pendio.
Per l'occasione ho esteso l'invito all'amico Zanillo del gruppo "La Cloche", e in tarda mattinata siamo partiti alla volta del Faiallo. Le previsioni suggerivano che avremmo trovato un leggero tramontanino, ma il meteorologo "locale" mi aveva avvisato già verso le 11,30 che il vento aveva girato da mare. In questa stagione (ma anche più avanti), il vento di mare sui monti liguri può portare con sé l'odiosa maccaja, ma la voglia era troppa e ho deciso di partire ugualmente.
La decisione è stata azzeccata perché il pendio ci si è subito presentato soleggiato, con una brezza di circa 10 nodi da sud, sotto un cielo azzurro anche se solcato da qualche strato. Inoltre una leggera nebbietta sotto di noi ci diceva che ci trovavamo sopra l'inversione termica.
Sul posto abbiamo trovato ad attenderci Stefano "Doctorwind", con il suo Apache; io avevo portato con me il Blade e il Superblade, e Zanillo un Easy Glider e un modello personale da 2 metri. Ci hanno inoltre raggiunto Valter e Giancarlo con due semiriproduzioni da 3 metri. Mi sono fatto lanciare il Superblade da Stefano trovando subito aria buona.
Che bello provare di nuovo la sensazione di volare "nel" vento, e guardare il modello spiralare non a un chilometro di distanza ma a pochi metri dagli occhi: il volo in termica da pianura è bellissimo ma il pendio per me mantiene il fascino del mio primo avvicinamento al volo a vela modellistico.
Sono sceso già dopo pochi minuti perché ero ansioso di provare il Blade. Avevo già "annusato" una buona separazione tra la brezza di mare e l'aria retrostante, e affondare il Blade nel retropendio mi ha confermato la possibilità di fare un DS non estremo, "low-end", ma pulito e non nervoso. I pollici comunque tremavano come si conviene al primo DS della stagione. Qualche acrobazia per scaricare la tensione, e si ricomincia: altro DS, altre acrobazie, infine atterraggio.
Il pomeriggio è proseguito così, alternando voli miei, di Zanillo, di Stefano, di Valter e di Giancarlo fino alle 17 circa quando la condizione è cessata quasi del tutto. Dal mare inoltre si vedeva un enorme fronte di nebbia marina, lungo 40 miglia elmeno, che si riversava su Genova. Probabilmente ora è tutto in nuvola. Sono molto contento di avere ben aperto la stagione e di avere mostrato a Zanillo il pendio in uno dei suoi aspetti migliori, dinamico ma "dolce".
Per l'occasione ho esteso l'invito all'amico Zanillo del gruppo "La Cloche", e in tarda mattinata siamo partiti alla volta del Faiallo. Le previsioni suggerivano che avremmo trovato un leggero tramontanino, ma il meteorologo "locale" mi aveva avvisato già verso le 11,30 che il vento aveva girato da mare. In questa stagione (ma anche più avanti), il vento di mare sui monti liguri può portare con sé l'odiosa maccaja, ma la voglia era troppa e ho deciso di partire ugualmente.
La decisione è stata azzeccata perché il pendio ci si è subito presentato soleggiato, con una brezza di circa 10 nodi da sud, sotto un cielo azzurro anche se solcato da qualche strato. Inoltre una leggera nebbietta sotto di noi ci diceva che ci trovavamo sopra l'inversione termica.
Sul posto abbiamo trovato ad attenderci Stefano "Doctorwind", con il suo Apache; io avevo portato con me il Blade e il Superblade, e Zanillo un Easy Glider e un modello personale da 2 metri. Ci hanno inoltre raggiunto Valter e Giancarlo con due semiriproduzioni da 3 metri. Mi sono fatto lanciare il Superblade da Stefano trovando subito aria buona.
Che bello provare di nuovo la sensazione di volare "nel" vento, e guardare il modello spiralare non a un chilometro di distanza ma a pochi metri dagli occhi: il volo in termica da pianura è bellissimo ma il pendio per me mantiene il fascino del mio primo avvicinamento al volo a vela modellistico.Sono sceso già dopo pochi minuti perché ero ansioso di provare il Blade. Avevo già "annusato" una buona separazione tra la brezza di mare e l'aria retrostante, e affondare il Blade nel retropendio mi ha confermato la possibilità di fare un DS non estremo, "low-end", ma pulito e non nervoso. I pollici comunque tremavano come si conviene al primo DS della stagione. Qualche acrobazia per scaricare la tensione, e si ricomincia: altro DS, altre acrobazie, infine atterraggio.
Il pomeriggio è proseguito così, alternando voli miei, di Zanillo, di Stefano, di Valter e di Giancarlo fino alle 17 circa quando la condizione è cessata quasi del tutto. Dal mare inoltre si vedeva un enorme fronte di nebbia marina, lungo 40 miglia elmeno, che si riversava su Genova. Probabilmente ora è tutto in nuvola. Sono molto contento di avere ben aperto la stagione e di avere mostrato a Zanillo il pendio in uno dei suoi aspetti migliori, dinamico ma "dolce".
mercoledì, febbraio 14, 2007
APATREND
Domenica, giornata di collaudo anche per me.Nei giorni precedenti visto che le ali del Trendy non erano ancora pronte per il volo sono stato preso da un momento di follia pura. Rifacendomi al romanzo di Mary Shelley e immedesimandomi nei panni del Dott. Victor Von Frankenstein ho dato vita alla mia creatura! Indubbiamente accoppiare l'ala dell'Apache (profilo RG15) con la fusoliera del Trendy per sostituire le ali originali (profilo SD7055) non era un'idea brillante, ma si sa che certe volte a certi esperimenti non si può resistere.
Per prima cosa, visto che la corda alare dell'HLG è maggiore di quella del Trendy ho dovuto asportare il materiale in eccesso dalla fusoliera per avere un piano d'appoggio ottimale tra le superfici avendo cura di non compromettere l'angolo d'attacco finale e il DL. Ovviamente anche i fori per il fissaggio non corrispondevano e quindi ho dovuto costruire una piastra aggiuntiva per le viti posteriori e riallineare il foro per quella anteriore. Perso un po' di tempo per cercare di fare un lavoro preciso ho potuto assemblare il tutto e il risultato finale non era malaccio; se escludiamo la finitura a stucco a spruzzo e l'abbinamento colore ali-piano di coda...
Al lancio di prova per valutare le doti di planata il modello ha risposto in maniera impeccabile e confortato da questo ho assemblato la fusoliera con il muso elettrificato per poter provare un po' più a fondo il mio "APATREND". Una volta in volo (devo ringraziare Francesco per l'assistenza al lancio) il modello ha dimostrato un'ottima risposta ai comandi (forse qualche millimetro in meno sulle escursioni sarebbe meglio) e una stabilità da manuale; unico neo la risposta del motore che non è stata assolutamente positiva, ma tutto sommato è andata in secondo piano, oscurata dalle ottime doti di volo del mio ibrido... a questo punto non vedo l'ora di provarlo in versione pendio per poter apprezzare meglio il suo volo.Dopo il volo anche i miei due compagni (chi di più, chi di meno) hanno dovuto ricredersi sul volo della mia creatura e quella forse è stata la cosa più soddisfacente!
lunedì, febbraio 12, 2007
Meglio di così!
Bella giornata quella trascorsa nell'Astigiano.In una sola giornata (invernale...) abbiamo potuto apprezzare il volo in pista grazie alla sempre gradita ospitalità del gruppo astigiano e poi, nel primo pomeriggio, in un piccolo pendio nell'interno. Ho potuto collaudare il Cumulus con le LiPo e Speed 400 ridotto: debbo ammettere che la modifica ha portato nuova linfa all'aliante in questione, infatti la salita è risultata fin troppo energica (meglio così) e le caratteristiche di volo hanno avuto giovamento dal peso ridotto. Poi mi sono pur "beato" di apprezzare (anche provandolo) il DLG di Franz che ha dato ottima dimostrazione di tenere anche delle termiche "micro"; bello vederlo planare a basssima quota e vederlo riguadagnare la stessa quota dove altri alianti sono già in corto finale... inoltre (ma lo descriverà meglio Doctorwind) mi sono
gustato l'ibrido ovvero l'Apatrend. Dopo una pausa "cibatoria" abbiamo deciso di andare alla "chiesetta"; il calendario dice "11 febbraio" ma la natura e la temperatura è da fine marzo. Sul pendietto dopo alcuni lanci a vuoto la condizione matura improvvisamente e regala a tutti noi una eccellente ora di volo "fine". La condizione termodinamica ci permetteva (grazie ai nostri DLG) cose impensabili ad altri tipi di veleggiatori... addirittura pure un pò di acrobazia, passaggi radenti sul pendio e quant'altro serve a far apprezzare un volo di fino in un contesto paesaggistico notevole ed in ottima compagnia! Per le foto: nella prima in alto vediamo l'Ice Fire di Franz in un "sottovento" che si trasformerà in un passaggio radente, nella seconda l'Apache di Doctorwind che spirala in termica.
venerdì, febbraio 09, 2007
Roulette Russa (2)
Il rinforzo interno con quella specie di pezza (chiamarla così è già di per se un insulto agli stracci...) è veramente ridicolo ma la cosa agghiacciante è che il riporto stesso si è staccato di netto poiché il tessuto è stato imbevuto di resina in modo non omogeneo e le superfici non erano state trattate in modo adeguato; la sensazione di robustezza apparente era data dal cono del muso incollato anch’esso in modo approssimativo che però conferiva una certa rigidità al tutto.
A mio parere, viste le ottime caratteristiche di volo del modello, il Blade non merita certo una costruzione così imprecisa.
Il mio disappunto è dovuto anche al fatto che in un crash simile il Blade in fibra di Francesco aveva riportato solo qualche graffio a confronto!
Per la riparazione ho scelto del carbonio da 160 g/mq e cariche di microsfere di vetro per la fusoliera e microfibre di cellulosa per incollare il muso all’interno di essa; queste ultime miscelate con la resina danno origine ad uno stucco che a differenza delle microsfere di vetro una volta asciugato non è più lavorabile e quindi dovrò fare molta attenzione alle sbavature.
Una volta ripristinata la fusoliera con l’opportuno rinforzo interno, dovrò anche collocare una pezza sul piano d’appoggio dell’ala avendo cura di asportare uniformemente i decimi in eccesso per la sovrapposizione di materiale senza compromettere il diedro longitudinale.
mercoledì, febbraio 07, 2007
Roulette Russa (1)
Per i nostri pendii un vento rafficato a oltre 80 Km/h è una roulette russa per gli atterraggi.Nell'ultima uscita con il Blade al rientro del volo ho raccolto la fusoliera con scopa e paletta... le condizioni al lancio erano davvero proibitive e il risultato finale era scontato fin dall'inizio! Era come se avessi sulle spalle da una parte un diavolo e dall'altra un angelo; nella mia testa giravano delle voci: "...dai lancia, che ti divertirai un casino!" e "...non lanciare, è un rischio!". Avevano ragione entrambe; il Blade ha volato alla stragrande ma lo scotto da pagare all'atterraggio è stato un po' caro... pazienza tanto volevo fare delle modifiche!
Nei prossimi giorni analizzerò la rottura e penserò al da farsi, mi sembra purtroppo di aver già visto qualcosa che non va, ma di questo parlerò più avanti.
martedì, febbraio 06, 2007
A little technical help...
Volendo migliorare un po' le performance di un mio Cumulus 2000 elettrico avevo pensato di fornigli un nuovo propulsore. In verità qusto aliante non lo uso molto e soprattutto quasi sempre in pianura per 4/5 uscite l'anno. Molto onestamente, facendo un'analisi di quanto costa un sistema completo (motore/regolatore/batterie/elica) mi ricredo e lascio perdere per diverse ragioni. Però c'è una buona idea di Doctorwind che dice: "...tutto sommato se vuoi perdere peso puoi sempre sostituire le tue attuali batterie con delle LiPo". L'idea è ottima però la mia attuale configurazione è la seguente: gruppo propulsore formato da Speed Gear 400 7,2V ridotto 4:1 alimentato da 8 celle KAN da 1050mA ovvero 9,6 Volt.
Ed ecco il dubbio: i pacchi LiPo sono o da 2 celle (7,4V) oppure da 3 celle (11,1V); è preferibile sostituire il pacco NiMH con 2 o 3 celle LiPo? Infine, l'elica dovrà cambiare?
Grazie.
Ed ecco il dubbio: i pacchi LiPo sono o da 2 celle (7,4V) oppure da 3 celle (11,1V); è preferibile sostituire il pacco NiMH con 2 o 3 celle LiPo? Infine, l'elica dovrà cambiare?
Grazie.
domenica, febbraio 04, 2007
Gara AVOT Cremona
Oggi al quagliodromo di Sesto Cremonese ha avuto luogo la terza prova AVOT della stagione 2006/2007. Benché il meteo nei giorni passati avesse dato qualche motivo di preoccupazione al nostro caposquadra Generali, stamattina verso le 11 la nebbia si è sollevata permettendo ai quattordici concorrenti di dare inizio ai lanci di gara. L'aria, che solo ieri era, a detta di tutti, ferma e stabile, si è per fortuna dimostrata
"frizzante" e movimentata da una fresca ventilazione nordoccidentale; la combinazione si è dimostrata ottima sia perché ci ha permesso di raggiungere una quota di lancio generalmente buona, sia perché ci ha regalato termiche piuttosto forti e larghe.
Siamo riusciti a completare nove serie di lanci, con buona regolarità e due soli incidenti degni di nota: la perdita di un terminale alare del modello di Giuseppe Gallizia (che comuque è riuscito a riportare bene il modello a terra con "due terzi" di ala), e la perdita di controllo per motivi non chiariti del Pike di Marco Salvigni (che ha assistito alla caduta del suo modello dopo una serie di scampanate, senza poter intervenire, ma che alla fine ha recuperato il Pike miracolosamente senza danni). Fuori concorso, ma degna di nota, c'è stata anche l'esibizione con gli elettrici "classe autonomy" del duo elettrico Vigada & Pagliano.
Lo Stork mi ha servito molto bene, dandomi un'ottima regolarità di risultato e facendomi conquistare il quinto posto in classifica. Sto ancora lasciando molti punti sul piatto in atterraggio, ma sono molto soddisfatto del risultato.
"frizzante" e movimentata da una fresca ventilazione nordoccidentale; la combinazione si è dimostrata ottima sia perché ci ha permesso di raggiungere una quota di lancio generalmente buona, sia perché ci ha regalato termiche piuttosto forti e larghe.Siamo riusciti a completare nove serie di lanci, con buona regolarità e due soli incidenti degni di nota: la perdita di un terminale alare del modello di Giuseppe Gallizia (che comuque è riuscito a riportare bene il modello a terra con "due terzi" di ala), e la perdita di controllo per motivi non chiariti del Pike di Marco Salvigni (che ha assistito alla caduta del suo modello dopo una serie di scampanate, senza poter intervenire, ma che alla fine ha recuperato il Pike miracolosamente senza danni). Fuori concorso, ma degna di nota, c'è stata anche l'esibizione con gli elettrici "classe autonomy" del duo elettrico Vigada & Pagliano.
Lo Stork mi ha servito molto bene, dandomi un'ottima regolarità di risultato e facendomi conquistare il quinto posto in classifica. Sto ancora lasciando molti punti sul piatto in atterraggio, ma sono molto soddisfatto del risultato.
Quando meno te lo aspetti...
Quasi per scherzo e con la scusa di "evadere" un poco dalla routine e complice una splendida giornata, Stefano ed io scegliamo di fare un salto al monte Fasce. Sottolineo che in tanti anni di
modellismo non mi era mai capitato di aprire la stagione a febbraio e sopratutto con un clima assai mite. Ma andiamo con ordine. Come dicevo siamo saliti quasi per scherzo con i nostri Apache. Per inciso io non volavo più da agosto e quindi era un bel periodo di tempo che non tenevo i pollici sulla radio... se ci fosse scappato un voletto, non mi sarebbe dispiaciuto. E così è stato. Appena scesi dalla vettura rimaniamo stupefatti dalla temperatura che permetteva di stare sul pendio senza
guanti... (a circa 750 m.s.l.m.) Tempo di assemblare i modelli (e di farsi due spaghi) che andiamo ad annusare l'aria. Brezza variabile di intensità e talvolta di direzione (infatti mi è poi costato un recupero del modello mooolto in basso fortunatamente senza conseguenze). Altri modellisti popolavano il pendio: molti elettrici, tuttala, e un racer in epp. Le condizioni sono ideali per sfruttare i nostri DLG e dopo alcuni voli, con nostro compiacimento, riceviamo interesse e complimenti per gli Apache; tra l'altro per ironia della sorte l'ultima volta che il mio volò fu proprio al Fasce ma grazie a Franz il modello è ritornato agli antichi splendori.
Perfetto! A parte comunque la situazione interessante sotto l'aspetto tecnico del volo, era l'atmosfera a farci meravigliare infatti abbiamo volato in condizioni molto particolari. Le nuvole infatti creavano situazioni molto particolari e il solo volare li in mezzo regalava grande soddisafzione.
Purtroppo durante un mio volo (e ringrazio Doctor Wind per le ottime giavellotate) mi ritrovo in piena discendenza con il vento alle spalle... l'unica cosa da fare è atterrare nel migliore dei modi... il modello è atterrato molto in basso ma senza conseguenze... direi una buona scarpinata! Citando "L'atmosfera è una fabbrica di meraviglie" siamo rimasti li ad aspettare il tramonto (romantico eh?!?!?) bellissima chiusura di una bella giornata di volo. Le foto parlano da sole...
modellismo non mi era mai capitato di aprire la stagione a febbraio e sopratutto con un clima assai mite. Ma andiamo con ordine. Come dicevo siamo saliti quasi per scherzo con i nostri Apache. Per inciso io non volavo più da agosto e quindi era un bel periodo di tempo che non tenevo i pollici sulla radio... se ci fosse scappato un voletto, non mi sarebbe dispiaciuto. E così è stato. Appena scesi dalla vettura rimaniamo stupefatti dalla temperatura che permetteva di stare sul pendio senza
guanti... (a circa 750 m.s.l.m.) Tempo di assemblare i modelli (e di farsi due spaghi) che andiamo ad annusare l'aria. Brezza variabile di intensità e talvolta di direzione (infatti mi è poi costato un recupero del modello mooolto in basso fortunatamente senza conseguenze). Altri modellisti popolavano il pendio: molti elettrici, tuttala, e un racer in epp. Le condizioni sono ideali per sfruttare i nostri DLG e dopo alcuni voli, con nostro compiacimento, riceviamo interesse e complimenti per gli Apache; tra l'altro per ironia della sorte l'ultima volta che il mio volò fu proprio al Fasce ma grazie a Franz il modello è ritornato agli antichi splendori.
Perfetto! A parte comunque la situazione interessante sotto l'aspetto tecnico del volo, era l'atmosfera a farci meravigliare infatti abbiamo volato in condizioni molto particolari. Le nuvole infatti creavano situazioni molto particolari e il solo volare li in mezzo regalava grande soddisafzione.Purtroppo durante un mio volo (e ringrazio Doctor Wind per le ottime giavellotate) mi ritrovo in piena discendenza con il vento alle spalle... l'unica cosa da fare è atterrare nel migliore dei modi... il modello è atterrato molto in basso ma senza conseguenze... direi una buona scarpinata! Citando "L'atmosfera è una fabbrica di meraviglie" siamo rimasti li ad aspettare il tramonto (romantico eh?!?!?) bellissima chiusura di una bella giornata di volo. Le foto parlano da sole...
domenica, gennaio 28, 2007
C'è mancato poco
Oggi ho fatto un po' di allenamento F3J con lo Stork sul campo di Asti. Le condizioni erano di cielo sereno e temperatura abbastanza mite, ma non c'era attività termica degna di nota. Al termine del secondo volo mi sono accorto che all'apertura dei freni il modello rollava a destra: a terra ho verificato il corretto dispiegamento dei flap e il funzionamento degli alettoni, e tutto sembrava in regola. Ho pensato che il modello potesse già essere inclinato per conto suo, e che una estremità potesse essere entrata in stallo, e non ho dato peso alla cosa. Al terzo volo, però, il comportamento si è ripetuto identico, e allora ho deciso un supplemento di indagine. Ho nuovamente dispiegato i flap a terra, senza nessuna stranezza; ripeto un paio di volte e... tombola: gli alettoni si inclinano come per una decisa rollata a destra. Riprovo: niente. Riprovo più velocemente ed ecco riprodursi il fenomeno.
Sono immediatamente andato a verificare i mixer, ma tutto sembrava in regola. Ho quindi pensato che potesse essere uno strano comportamento della ricevente, a cui avevo appena cambiato la frequenza, ma il "servo monitor" sulla trasmittente mi ha subito mostrato che il problema era già presente
in origine, prima che il segnale entrasse nello stadio RF della trasmittente. Non mi restava che ipotizzare un problema fisico della TX; rimosso il pannello posteriore mi accorgo che basta toccare i fili che escono dal potenziometro degli alettoni per riprodurre esattamente il guaio. Guardo più da vicino e mi accorgo che uno dei tre fili è interrotto!
Dopo avere sbaraccato modello e verricello sono tornato a casa per valutare il da farsi. Il problema era stato causato dall'uso, da parte di Multiplex, di fili elettrici con pochi trefoli e con guaina eccessivamente rigida. La meccanica delle Royal Evo prevede che uno dei due potenziometri di ciascuno stick sia fisso, mentre l'altro si muova insieme all'asse abbinato (quello degli alettoni si muove azionando il comando del freno/gas, insomma). Questo accorgimento permette una perfetta proporzionalità tra spostamento dello stick e segnale, ma provoca un movimento dei fili di collegamento, che devono essere correttamente dimensionati per evitare sforzi. Nella mia radio i fili erano un po' troppo corti; il movimento ha così progressivamente logorato la guaina che si è rotta, sottoponendo i conduttori ad uno sforzo che a lungo andare li ha spezzati.
La soluzione del problema è stata la sostituzione del gruppo di tre fili con tre cavi da servo, ricoperti di una guaina molto morbida che sembra essere al silicone. Non potendo (o volendo) crimpare i fili nella morsettiera originaria, ho troncato i fili originali a un paio di centimetri dalla morsettiera e li ho giuntati a quelli nuovi ricoprendo le saldature con anelli di termoretraibile. Ho saldato i terminali al potenziometro lasciando il nuovo cavo abbastanza lasco, bloccandolo in due punti come l'originale con della colla a
caldo: sottoposti a movimento, i fili non tirano e non sforzano. Ho anche controllato gli altri gruppi di fili relativi agli altri assi, ma sembrano tutti a posto. Per ora va bene così, eventualmente potrei sostituire i cavi del potenziometro del timone, e in un secondo tempo quelli di gas e cabra, i cui potenziometri non si muovono e che quindi non sono sottoposti a sforzi. Comunque mi è andata bene ad accorgermi del problema quando ancora si manifestava solo in conseguenza al rapido movimento del dispiegamento dei freni: se mi fosse capitato in volo, non sarei riuscito a far atterrare il modello in mancanza del controllo del rollio.
Sono immediatamente andato a verificare i mixer, ma tutto sembrava in regola. Ho quindi pensato che potesse essere uno strano comportamento della ricevente, a cui avevo appena cambiato la frequenza, ma il "servo monitor" sulla trasmittente mi ha subito mostrato che il problema era già presente
Dopo avere sbaraccato modello e verricello sono tornato a casa per valutare il da farsi. Il problema era stato causato dall'uso, da parte di Multiplex, di fili elettrici con pochi trefoli e con guaina eccessivamente rigida. La meccanica delle Royal Evo prevede che uno dei due potenziometri di ciascuno stick sia fisso, mentre l'altro si muova insieme all'asse abbinato (quello degli alettoni si muove azionando il comando del freno/gas, insomma). Questo accorgimento permette una perfetta proporzionalità tra spostamento dello stick e segnale, ma provoca un movimento dei fili di collegamento, che devono essere correttamente dimensionati per evitare sforzi. Nella mia radio i fili erano un po' troppo corti; il movimento ha così progressivamente logorato la guaina che si è rotta, sottoponendo i conduttori ad uno sforzo che a lungo andare li ha spezzati.
La soluzione del problema è stata la sostituzione del gruppo di tre fili con tre cavi da servo, ricoperti di una guaina molto morbida che sembra essere al silicone. Non potendo (o volendo) crimpare i fili nella morsettiera originaria, ho troncato i fili originali a un paio di centimetri dalla morsettiera e li ho giuntati a quelli nuovi ricoprendo le saldature con anelli di termoretraibile. Ho saldato i terminali al potenziometro lasciando il nuovo cavo abbastanza lasco, bloccandolo in due punti come l'originale con della colla a
lunedì, gennaio 15, 2007
Ancora?
Domenica invece ho "scaricato" un po' i pollici con l'Apache che come si vede dalla foto (notare il filo sull'antenna) ha volato per un paio d'ore in condizioni di calma assoluta sorretto solamente da termiche debolissime.Nonostante tutto il volo è stato interessante per provare questo nuovo pendio e per valutare la resa modello in condizioni che erano veramente al limite del sostentamento minimo.
Per un pelo...
In settimana le previsioni meteo per sabato 13 Gennaio sembravano da "urlo" e allora con l'amico Francesco abbiamo programmato la prima uscita del nuovo anno.
Invece, come molte volte accade, al mattino dopo aver spento la sveglia e aperto la finestra la delusione è stata notevole, copertura nuvolosa praticamente raso terra, un disastro!
Scambio veloce di SMS per annullare tutto e l'umore scende ulteriormente... le ore passano ma il tarlo rimane, figuriamoci un po' se non si riesce a volare!
Verso le ore 13 intravedo da casa uno spiraglio di sole in direzione del paese di Crocefieschi e decido di tentare il tutto per tutto; salgo in macchina e via!
Al parcheggio la situazione non era ottimale ma dopo una ventina di minuti di salita su per il pendio le cose sono migliorate notevolmente e mi sono ritrovato a godere di un paesaggio incantevole.
Alla zona di lancio ho trovato una temperatura di 15°C con brezza tra i 35 e i 45 km/h di provenienza S-SE scarsa dinamica e termica non molto diffusa, condizioni che il Blade gradisce ma nelle quali non restituisce il 100% di adrenalina!
Dopo la verifica dei comandi ho lanciato e prima di spingermi in mezzo alla valle alla ricerca di termiche importanti, ho saggiato per bene l'aria limitrofa al pendio... non si sa mai, la condizione di queste giornate in questo periodo è tutto tranne che affidabile. Come supponevo le termiche erano molto (è dire poco) discontinue e la resa del pendio piuttosto scarsa ma nonostante tutto sono riuscito ad effettuare parecchi voli e atterraggi in piena sicurezza visto che in assoluto questo pendio dispone di una zona di atterraggio che permette addirittura di portare giù il Blade con il butterfly chiuso! Fantastico!
Considerando che non sono riuscito a spremere molto il Blade, il volo di sabato mi ha dato ulteriore conferma delle eccellenti doti di volo del modello; per ora i settaggi mi sembra che siano buoni, ma in stagione valuteremo le eventuali modifiche per affrontare "il lato oscuro" del volo...
Le ore sono passate veloci ma al rientro, come sempre accade dopo giornate così, la sensazione era meravigliosa! La conoscete tutti questa sensazione vero? Immagino di sì per chiunque abbia mai preso un radiocomando e abbia fatto volare un aeromodello...
Buon volo a tutti
Invece, come molte volte accade, al mattino dopo aver spento la sveglia e aperto la finestra la delusione è stata notevole, copertura nuvolosa praticamente raso terra, un disastro!
Scambio veloce di SMS per annullare tutto e l'umore scende ulteriormente... le ore passano ma il tarlo rimane, figuriamoci un po' se non si riesce a volare!Verso le ore 13 intravedo da casa uno spiraglio di sole in direzione del paese di Crocefieschi e decido di tentare il tutto per tutto; salgo in macchina e via!
Al parcheggio la situazione non era ottimale ma dopo una ventina di minuti di salita su per il pendio le cose sono migliorate notevolmente e mi sono ritrovato a godere di un paesaggio incantevole.
Alla zona di lancio ho trovato una temperatura di 15°C con brezza tra i 35 e i 45 km/h di provenienza S-SE scarsa dinamica e termica non molto diffusa, condizioni che il Blade gradisce ma nelle quali non restituisce il 100% di adrenalina!Dopo la verifica dei comandi ho lanciato e prima di spingermi in mezzo alla valle alla ricerca di termiche importanti, ho saggiato per bene l'aria limitrofa al pendio... non si sa mai, la condizione di queste giornate in questo periodo è tutto tranne che affidabile. Come supponevo le termiche erano molto (è dire poco) discontinue e la resa del pendio piuttosto scarsa ma nonostante tutto sono riuscito ad effettuare parecchi voli e atterraggi in piena sicurezza visto che in assoluto questo pendio dispone di una zona di atterraggio che permette addirittura di portare giù il Blade con il butterfly chiuso! Fantastico!
Considerando che non sono riuscito a spremere molto il Blade, il volo di sabato mi ha dato ulteriore conferma delle eccellenti doti di volo del modello; per ora i settaggi mi sembra che siano buoni, ma in stagione valuteremo le eventuali modifiche per affrontare "il lato oscuro" del volo...Le ore sono passate veloci ma al rientro, come sempre accade dopo giornate così, la sensazione era meravigliosa! La conoscete tutti questa sensazione vero? Immagino di sì per chiunque abbia mai preso un radiocomando e abbia fatto volare un aeromodello...
Buon volo a tutti
domenica, gennaio 14, 2007
Di nuovo nebbia
Oggi avevo una gran voglia di far volare un po' lo Stork, sia per allenarmi per la gara AVOT di domenica 28 sia per mettere alla prova un nuovo insieme di settaggi che ho ricavato da un'analisi numerica del modello (ne scriverò presto).
Dal balcone di casa la giornata si annucia grigia ma volabile, per cui carico modello e accessori in auto e mi dirigo verso il campo di Crivelle. Superata la salita di Villanova, però, mi trovo nella nebbia con visibilità orizzontale che non raggiunge i 150 metri. Comunque decido di proseguire fino al campo, dove scambio due parole con due volo-liberisti che stanno riponendo l'attrezzatura in auto: nebbia troppo fitta, non c'è possibilità di volare.
A quel punto ritorno ad Asti e mi dirigo verso il campo locale. Stranamente, la valle del Borbore sembra risparmiata dalla nebbia, con una visibilità orizzontale di almeno 700 metri. Monto quindi il verricello, stendo i cavi con il rinvio a 100 metri e lancio lo Stork. La salita è buona, grazie a una leggera brezza occidentale di 5 o 6 km/h, e arrivo in cima con tanta energia per un buon zoom; affondo, sgancio, cabro in verticale e... il modello sparisce in un denso strato di nebbia! Sfruttando quel poco che ancora si vede livello, dispiego il butterfly e metto il modello in vite fino a quando non esce dalla nebbia. Bene, il modello è salvato ma a causa della manovra si è abbassato fino più o meno al livello iniziale di sgancio; decido comunque di fare un giro sopravento e incredibilmente trovo quasi subito i segni inequivocabili di una bolla d'aria in risalita.
Ci giro dentro, seguendola mentre deriva verso la città, per tre minuti circa, salendo di nuovo fino a cominciare a vedere un po' di nebbia, poi mi rimetto alla ricerca e ne trovo un'altra, che di nuovo seguo attraverso il campo. Il timer della radio suona i cinque minuti, i sei, i sette, gli otto... guardo il display e mi accorgo che no, avevo sbagliato a tenere il conto, sono nove! Imposto il circuito di atterraggio e atterro sul "bip" dei dieci minuti.
Trovo che l'esperienza di oggi sia stata curiosa e molto interessante. Tutto mi sarei aspettato dalle condizioni meteo di oggi, fredde e nebbiose, meno che movimenti d'aria nello strato limite abbastanza forti da poter essere sfruttati. Eppure, con i soli 100 metri di cavo del regolamento AVOT ho volato per 3 minuti oltre il tempo operativo AVOT. Il mio meteorologo di fiducia può per favore spiegarmi i misteri del gradiente adiabatico saturo?
Dal balcone di casa la giornata si annucia grigia ma volabile, per cui carico modello e accessori in auto e mi dirigo verso il campo di Crivelle. Superata la salita di Villanova, però, mi trovo nella nebbia con visibilità orizzontale che non raggiunge i 150 metri. Comunque decido di proseguire fino al campo, dove scambio due parole con due volo-liberisti che stanno riponendo l'attrezzatura in auto: nebbia troppo fitta, non c'è possibilità di volare.
A quel punto ritorno ad Asti e mi dirigo verso il campo locale. Stranamente, la valle del Borbore sembra risparmiata dalla nebbia, con una visibilità orizzontale di almeno 700 metri. Monto quindi il verricello, stendo i cavi con il rinvio a 100 metri e lancio lo Stork. La salita è buona, grazie a una leggera brezza occidentale di 5 o 6 km/h, e arrivo in cima con tanta energia per un buon zoom; affondo, sgancio, cabro in verticale e... il modello sparisce in un denso strato di nebbia! Sfruttando quel poco che ancora si vede livello, dispiego il butterfly e metto il modello in vite fino a quando non esce dalla nebbia. Bene, il modello è salvato ma a causa della manovra si è abbassato fino più o meno al livello iniziale di sgancio; decido comunque di fare un giro sopravento e incredibilmente trovo quasi subito i segni inequivocabili di una bolla d'aria in risalita.
Ci giro dentro, seguendola mentre deriva verso la città, per tre minuti circa, salendo di nuovo fino a cominciare a vedere un po' di nebbia, poi mi rimetto alla ricerca e ne trovo un'altra, che di nuovo seguo attraverso il campo. Il timer della radio suona i cinque minuti, i sei, i sette, gli otto... guardo il display e mi accorgo che no, avevo sbagliato a tenere il conto, sono nove! Imposto il circuito di atterraggio e atterro sul "bip" dei dieci minuti.Trovo che l'esperienza di oggi sia stata curiosa e molto interessante. Tutto mi sarei aspettato dalle condizioni meteo di oggi, fredde e nebbiose, meno che movimenti d'aria nello strato limite abbastanza forti da poter essere sfruttati. Eppure, con i soli 100 metri di cavo del regolamento AVOT ho volato per 3 minuti oltre il tempo operativo AVOT. Il mio meteorologo di fiducia può per favore spiegarmi i misteri del gradiente adiabatico saturo?
lunedì, dicembre 25, 2006
lunedì, dicembre 18, 2006
Termiche e nebbia
Giorno di allenamenti F3J, ieri. Al campo di Crivelle, quando arrivo ci sono già Carlo, Franco e Vittorio che chiacchierano, con i verricelli già sistemati, in attesa che la nebbia si diradi abbastanza da permettere di volare. Giusto il tempo di montare lo Stork e Carlo prova a lanciare, spedendo il modello dietro un bello strato di nebbia proprio in cima allo zoom. Niente di grave, ma per sicurezza aspetto un altro quarto d'ora per tentare il lancio.
Ho in programma di fare un po' di prove al fine ottimizzare la fase di traino, usando il LoLo per confrontare la resa di diversi setup. Già domenica scorsa ho individuato la regolazione di flap al lancio che sembra dare la massima altezza di sgancio (100 metri circa), questa volta l'obiettivo è trovare il trim di lancio migliore. Tuttavia appare subito chiaro che il meteo non è favorevole: c'è un leggero vento di coda ma la disposizione del campo non permette di spostare i verricelli. Così la sessione di ottimizzazione salta, ma almeno riesco a divertirmi insieme agli altri amici andando a stanare e cavalcare qualche piccola termica difficile.
Ho in programma di fare un po' di prove al fine ottimizzare la fase di traino, usando il LoLo per confrontare la resa di diversi setup. Già domenica scorsa ho individuato la regolazione di flap al lancio che sembra dare la massima altezza di sgancio (100 metri circa), questa volta l'obiettivo è trovare il trim di lancio migliore. Tuttavia appare subito chiaro che il meteo non è favorevole: c'è un leggero vento di coda ma la disposizione del campo non permette di spostare i verricelli. Così la sessione di ottimizzazione salta, ma almeno riesco a divertirmi insieme agli altri amici andando a stanare e cavalcare qualche piccola termica difficile.
sabato, novembre 25, 2006
Volo in termica scc...ientifico
(da leggersi con la voce di Gassman ne "I soliti ignoti")
Oggi ho provato un interessante dispositivo che mi è stato prestato da un amico. Si tratta di un registratore di altitudine, per la precisione del cosiddetto "LoLo" prima versione dei ragazzi cechi del sito www.lomcovak.cz; è un oggettino di circa 2x2 cm, spesso meno di un centimetro, da installare a bordo del modello, in grado di rilevare la pressione assoluta diverse volte al secondo, registrare il tutto in una memoria elettronica e scaricare i dati su un PC una volta tornato a terra; l'ho installato senza problemi nello Stork, e oggi l'ho portato al campo di Asti ansioso di provarlo. Nonostante la brutta giornata non ho avuto troppe difficoltà a raggiungere i 10 minuti di volo con 150 metri di cavo al verricello AVOT, e appena atterrato sono corso al laptop per scaricare i dati. Il profilo altimetrico, analizzato con l'ottimo software di Lomcovak mostra uno "zoom" al termine della
salita, a poco meno di 100 metri dal suolo, comprendente un'affondata di 0,4 secondi in cui ho perso 22 metri seguita da una cabrata di 54 metri durata 1,9 secondi. La vera sorpresa, però, è stato osservare come tutto il volo si sia svolto con pendenza negativa, vale a dire che anche quando credevo (e ci avrei giurato) che il modello stava salendo nelle tre deboli termiche che ho trovato, in realtà si limitava a non perdere quota. Il che comunque è stato sufficiente per volare il tempo richiesto, e questo è quel che conta.
Oggi ho provato un interessante dispositivo che mi è stato prestato da un amico. Si tratta di un registratore di altitudine, per la precisione del cosiddetto "LoLo" prima versione dei ragazzi cechi del sito www.lomcovak.cz; è un oggettino di circa 2x2 cm, spesso meno di un centimetro, da installare a bordo del modello, in grado di rilevare la pressione assoluta diverse volte al secondo, registrare il tutto in una memoria elettronica e scaricare i dati su un PC una volta tornato a terra; l'ho installato senza problemi nello Stork, e oggi l'ho portato al campo di Asti ansioso di provarlo. Nonostante la brutta giornata non ho avuto troppe difficoltà a raggiungere i 10 minuti di volo con 150 metri di cavo al verricello AVOT, e appena atterrato sono corso al laptop per scaricare i dati. Il profilo altimetrico, analizzato con l'ottimo software di Lomcovak mostra uno "zoom" al termine della
salita, a poco meno di 100 metri dal suolo, comprendente un'affondata di 0,4 secondi in cui ho perso 22 metri seguita da una cabrata di 54 metri durata 1,9 secondi. La vera sorpresa, però, è stato osservare come tutto il volo si sia svolto con pendenza negativa, vale a dire che anche quando credevo (e ci avrei giurato) che il modello stava salendo nelle tre deboli termiche che ho trovato, in realtà si limitava a non perdere quota. Il che comunque è stato sufficiente per volare il tempo richiesto, e questo è quel che conta.
venerdì, novembre 24, 2006
Se il servo che ti serve non ti serve come serve...
...a che serve servirsi d'un servo che non serve?
Ma se il servo non serve più come serve, forse è solo un po' affaticato. A me è capitato con uno dei Multiplex Micro MCV2 che "servivano" ai flap dello Stork: durante la gara di Lodi aveva avuto un brutto momento quando il modello ha fatto un quarto di giro sul terreno con i flap aperti, e così l'ho sostituito, insieme al gemello, con due Futaba S3150. Mi sono però voluto togliere la curiosità di aprire il servo MPX per capire cosa avesse. L'ingranaggeria era notevolmente ingrommata di grasso sporco e rappreso, che ho provveduto a rimuovere con pennellino e benzina avio, e a sostituire con un po' di grasso nuovo. Ma il vero problema del servo era la boccolina in plastica che regge
uno degli alberi del riduttore: per lo sforzo a cui era stata sottoposta si era dapprima ovalizzata e poi aperta, lasciando fuoriuscire l'albero. Ho dapprima riportato in forma l'orlo della boccola, puntandolo con una goccia di ciano, e subito dopo le ho costruito attorno un robusto collare con colla epossidica da 5 minuti e fiocco di cotone, dopo aver verificato che il nuovo collare non interferisse con il movimento degli altri ingranaggi del riduttore. Una volta polimerizzata la resina e richiuso il servo, al banco di prova tutto è risultato normale: il gioco è meno di quello che avevo prima (la boccola guida l'albero meglio di prima), il movimento è regolare e il motore non sforza e non scalda. Un servo salvato.
Ma se il servo non serve più come serve, forse è solo un po' affaticato. A me è capitato con uno dei Multiplex Micro MCV2 che "servivano" ai flap dello Stork: durante la gara di Lodi aveva avuto un brutto momento quando il modello ha fatto un quarto di giro sul terreno con i flap aperti, e così l'ho sostituito, insieme al gemello, con due Futaba S3150. Mi sono però voluto togliere la curiosità di aprire il servo MPX per capire cosa avesse. L'ingranaggeria era notevolmente ingrommata di grasso sporco e rappreso, che ho provveduto a rimuovere con pennellino e benzina avio, e a sostituire con un po' di grasso nuovo. Ma il vero problema del servo era la boccolina in plastica che regge
uno degli alberi del riduttore: per lo sforzo a cui era stata sottoposta si era dapprima ovalizzata e poi aperta, lasciando fuoriuscire l'albero. Ho dapprima riportato in forma l'orlo della boccola, puntandolo con una goccia di ciano, e subito dopo le ho costruito attorno un robusto collare con colla epossidica da 5 minuti e fiocco di cotone, dopo aver verificato che il nuovo collare non interferisse con il movimento degli altri ingranaggi del riduttore. Una volta polimerizzata la resina e richiuso il servo, al banco di prova tutto è risultato normale: il gioco è meno di quello che avevo prima (la boccola guida l'albero meglio di prima), il movimento è regolare e il motore non sforza e non scalda. Un servo salvato.
lunedì, novembre 13, 2006
Finalmente!
Dopo tanto tempo finalmente sono tornato con i pollici sugli stick; è stato uno stop in parte voluto e in parte no, ma da ora, se il tempo lo permette si tornerà a volare! Ormai la stagione potrebbe considerarsi conclusa, ma se il meteo aiuta, vorrei cercare di recuperare un po’ di tempo perso.
Vista la bella giornata, ieri era il momento giusto per interrompere il letargo che mi aveva colpito... arrivato sul pendio però sono rimasto un po’ perplesso perché ho trovato 30-35Km/h ed avendo portato con me solo l’Apache ero indeciso se lanciare o meno.
Visto pero’ che l’aria non era per nulla turbolenta, mi sono deciso e sono uscito; non potevo fare una scelta migliore!
Il modello, tolta solo una leggera indecisione a penetrare lo strato d’aria sopra la sommita’ del pendio, andava alla grande e mi ha dato molte soddisfazioni facendomi riprovare tutte quelle emozioni che purtroppo avevo per un po’ messo da parte.
L’atterraggio non ha dato nessun problema e dopo tre voli e un piccolo traverso con un falco mi sono goduto il bel panorama autunnale sdraiato al sole!
Si dice che ogni tanto una pausa nelle attività serva a migliorare le proprie capacità... forse è vero!
Buon volo a tutti.
Vista la bella giornata, ieri era il momento giusto per interrompere il letargo che mi aveva colpito... arrivato sul pendio però sono rimasto un po’ perplesso perché ho trovato 30-35Km/h ed avendo portato con me solo l’Apache ero indeciso se lanciare o meno.
Visto pero’ che l’aria non era per nulla turbolenta, mi sono deciso e sono uscito; non potevo fare una scelta migliore!
Il modello, tolta solo una leggera indecisione a penetrare lo strato d’aria sopra la sommita’ del pendio, andava alla grande e mi ha dato molte soddisfazioni facendomi riprovare tutte quelle emozioni che purtroppo avevo per un po’ messo da parte.
L’atterraggio non ha dato nessun problema e dopo tre voli e un piccolo traverso con un falco mi sono goduto il bel panorama autunnale sdraiato al sole!
Si dice che ogni tanto una pausa nelle attività serva a migliorare le proprie capacità... forse è vero!
Buon volo a tutti.
domenica, novembre 05, 2006
Prima AVOT della stagione 2006/2007
Oggi sono andato a Lodi per partecipare alla prima gara AVOT della stagione invernale. Sulla pista dell'aeroclub di Vigarolo ci siamo dati convegno in 13, e abbiamo dato vita a una gara divertente e correttissima, che si è svolta attraverso ben 9 lanci nel clima rilassato che già avevo sperimentato la scorsa primavera e con una organizzazione curata che ha funzionato senza nessun intoppo. Le condizioni meteorologiche ci sono state favorevoli, regalandoci termiche che in diverse occasioni hanno reso facili i 7 minuti del "pieno" previsti dal regolamento AVOT. Sono contento di come ho volato, al di là del mio posto in classifica (ottavo), lo Stork (centrato molto indietro dopo qualche raffronto con le regolazioni dei Truffo) ha fatto esattamente quello che volevo e ha saputo sfruttare ogni occasione. La gara sarebbe andata però diversamente se non avessi trovato l'aiuto immediato di Giuseppe Gallizia, che mi ha ceduto un suo servo di scorta per sostituire, al volo, uno dei servi dei flap che ha cominciato a non funzionare più bene (il flap rimaneva dispiegato senza comando, o non si dispiegava quando doveva). Grazie Giuseppe!
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