domenica, giugno 03, 2007

Tanti esperimenti. Tutti insieme!

Oggi finalmente è stata una bella giornata, dopo una settimana di brutto tempo e pioggia. Ovviamente, con questo tipo di condizioni, avevo una consistente astinenza da stick e anche un discreto arretrato di cose da provare. Dalla gara di campionato italiano F3J sono infatti tornato con lo Stork da riparare e con un interessante suggerimento di Alex Galtarossa su come ridurre il gioco dei comandi delle parti mobili dell'ala. I giorni di inattività trascorsi mi hanno dato il tempo di completare a regola d'arte la riparazione dell'ala, poi mi hanno permesso di sperimentare il "metodo Galtarossa" e infine, giusto ieri, mi hanno portato a ragionare su come installare il Flight Data Recorder all'interno dello Stork.
La riparazione dell'ala è stata un po' lunga ma nel complesso non difficile. Applicando la tecnica di cui già avevo parlato ho riparato lo stratificato, poi l'amico Giorgio mi ha ricordato che da lui si dice che "stuco e pitura fan bea figura", e allora ho deciso di essere particolarmente pignolo con la stuccatura per riprodurre il più fedelmente possibile il profilo, e infine con la verniciatura. Qui sono stato favorito dalla fortuna che mi ha fatto trovare una bomboletta di spray acrilico color "rosso traffico" che combacia esattamente con la tinta dello Stork; il risultato finale mi ha soddisfatto ampiamente.
L'applicazione del metodo Galtarossa mi ha invece richiesto qualche esperimento e soprattutto il reperimento di utensili adatti allo scopo. In pratica, Alex ha scoperto che riesce a ridurre di molto il gioco del leveraggio di flap e alettoni usando astine di comando piegate a 90° e filettate in modo da avvitarsi nel foro, filettato anch'esso, di una squadretta speciale in ergal che lui impiega a questo scopo; in questo modo l'accoppiamento tra squadretta e astina non è un semplice scorrimento ma è un avvita-svita, quindi la superficie di ritenuta è più ampia e il gioco di azionamento minore. Io ho adattato la tecnica al mio caso usando come astine dei raggi da bicicletta da 2 mm, filettati con una filiera M2 di acciaio HSS, e usando la normale squadretta in nylon dei servi ma filettando il foro con un maschio M2: l'accoppimento acciaio-nylon ha un gioco ancora minore di quello acciaio-ergal usato da Alex (e in effetti il flap su cui ho applicato la tecnica ne ha ora pochissimo), ma dovrebbe essere più soggetto a usura per cui dovrò farci attenzione nelle prossime settimane.
L'ultima "innovazione" che ho sperimentato oggi mi stava particolarmente a cuore: si tratta dell'installazione tutta interna del FDR sullo Stork. Dopo che la Eagle Tree ha corretto il bug che avevo segnalato loro ho infatti ricominciato a pensare al problema di studiare una installazione che fosse il più possibile leggera, semplice e non perturbativa del volo del modello. Le idee che mi frullavano in testa erano sostanzialmente due: installazione in un pod sopra l'ala come avevo visto fare dai modellisti di F3B Italia o installazione interna. Se il pod consente la maggior comodità nella collocazione dei componenti, richiede una progettazione attenta per non perturbare il volo, una costruzione laboriosa e un aumento di peso dovuto alla necessità di una batteria dedicata; l'installazione interna è aerodinamicamente pulitissima ma richiede di trovare una collocazione interna che sia sufficientemente spaziosa, accessibile e in cui si possa far arrivare il tubo che arriva dalla presa di pressione dinamica. Ieri stavo quasi per mettere mano al Dremel per scavare una "finestra" sulla sella alare per infilare il FDR in fusoliera dietro i servi, ma ho deciso di fare un'ultima prova: dopo aver smontato tutta l'elettronica in fusoliera e avere privato il FDR della sua scatola ho provato un po' di volte fino a trovare la collocazione che consentisse di sistemare tutto senza interferenze. Bingo! Per la presa dinamica ho usato una guaina per bowden, piegata a caldo e collocata all'esterno in modo da puntare nel flusso oltre lo strato limite: un tubo flessibile al silicone porta la pressione al sensore dinamico del FDR facendo lo slalom tra cavi, servi e ricevente ma senza mai essere "pinzato", come le prove al banco di ieri hanno mi dimostrato.
Oggi c'è stato ovviamente il collaudo di tutto ciò. L'ala riparata non mostra nessuna differenza nel comportamento rispetto a quanto già mi era familiare; il rinvio del flap si dimostra per ora solido e non ha preso gioco, e il FDR ha regolarmente registrato le sessioni di volo senza disturbare minimamente il volo. L'aria era turbolenta e piena di termiche, per cui non posso usare i dati rilevati per convalidare le polari calcolate numericamente, ma ho già visto che la velocità media durante la fase di termica è proprio 8 m/s come mi aspettavo... se anche le velocità di discesa confermeranno la polare calcolata, beh... significherà che l'occhio del pilota è ancora lo strumento migliore per ottimzzare il modello!

4 commenti:

pike ha detto...

Ciao, sono il babbo del sistema da te utilizzato e lo conosco bene, avevo inziato anche io cosi ma poi sono successe cose terribili.......:-)))
Ho messo le squadrette di alluminio....ma quale ergal..boh. comunque nel metallo il filetto tiene (si ovalizza anche li ma dopo un po) ma nel nylon in un atterraggio veloce oppure a forza di insistere o si ovalizza il foro oppure puo proprio uscire dalla sede,per esempio in traino quando è caricato con la flessione dell'ala.
Almeno un dadino da due mm autofilettante per piacere metticelo che poi mi dispiace leggere nl blog la triste storia della riparazione..

Franz ha detto...

Grazie Max, ignoravo che il sistema fosse tuo, solo per questo non ti ho accreditato per l'invenzione.
Quello che dici è indubbiamente preoccupante, il dado lo metto subito ma mi sa che riconsidero tutto quanto.
Se sei d'accordo metto il tuo avvertimento in evidenza come un post indipendente.

Anonimo ha detto...

Non sono geloso della paternità, sia che me ne frega, solo occhio al nylon,
Max.

Franz ha detto...

Grazie, per ora sono tornato al vecchio sistema in attesa di approfondire la questione.